Com’è cambiata la comunicazione con il #Covid19 – prima parte

26 Marzo 2020 – Corona Virus.
Sembra un’eternità da quando ho parlato della Comunicazione sulle Maldive e invece sono passati solo 20 giorni.
20 giorni in cui tutto è diventato il contrario di tutto.

Inizialmente, non era tutto così chiaro, sembrava una semplice influenza e, di conseguenza, anche la comunicazione si è mossa insieme a lei. Bisognava “isolarsi“, beh… perché non farlo in vacanza allora?

Tempo una settimana e tutto è stato bloccato: partenze, arrivi, esodi.
Il coronavirus era più forte di quanto si pensasse.
E si stava espandendo a macchia d’olio.

( -NDR- uso il passato perchè voglio credere e sperare che, da questa situazione di emergenza, piano piano, un po’ ne stiamo già uscendo. Forse idea illusoria, ma ogni tanto la speranza aiuta a non farsi buttare giù)

In questi 20 giorni cosa è successo da un punto di vista comunicativo?
Di tutto direi. E solo ora, riesco a parlarne. Per mancanza di tempo.
Sì, perché in questa quarantena forzata io ho continuato a lavorare e, nel prossimo articolo, entrerò nel dettaglio del perché io abbia lavorato il triplo rispetto al solito.

La comunicazione non si ferma.
Il Web non va in quarantena.
I Social ancora meno.
Anche se, da un lato, forse per alcune cose sarebbe davvero il caso.

Perché?

La diffusione esponenziale delle Fake News è stata, ed è, a dir poco imbarazzante! Il fatto che molti utenti non si soffermino a leggere ciò che condividono, generando confusione e panico, è disarmante!
Ma è uno specchio amplificato di ciò che, in realtà, accade da sempre.
Ma questa volta è più palese, dannoso, sbagliato.

Dopo questa breve parentesi che riguarda un po’ l’etica ed il senso civico (che preferirei lasciare ad altri), vorrei fare una breve carrellata di come è cambiata la comunicazione online.

COMUNICAZIONE ISTITUZIONALERegione Lombardia
Ho preso questa comunicazione come esempio perché è da dove è partito tutto e ho seguito sin dall’inizio. Ma, cercando sul web, ne esistono tante altre ben fatte, chiare ed efficaci.

22 Febbraio. Le prime informazioni…

4 Marzo. Zona Rossa.

7 Marzo – Gli esodi, l’espansione… Cercare di comunicare in maniera diretta, in ogni linguaggio che SI DEVE RIMANERE A CASA.

9 Marzo. PANDEMIA. Zona Rossa – Tutta Italia.
La comunicazione, ora, viene appoggiata e sostenuta anche da Brand, Community, Influencer. Necessario, obbligatorio: chi ha “potere” è giusto che si faccia sentire e dia il suo appoggio, in un modo o nell’altro.
Qui, vediamo alcuni esempi tra cui CASA SURACE e TAFFO.

Sì, per CASA SURACE ho un certo debole e mi piace davvero il modo con cui si sono approcciati a questa comunicazione:
– mantenendo il loro stile e il loro tono di voce;
– contestualizzando il loro format con ciò che sta succedendo;
– non perdendo l’ironia, ma diffondendo un messaggio giusto.

Poi, è subentrata, giustamente la comunicazione per informazioni “pratiche”. Dobbiamo fermarci, dobbiamo stare a casa, ma tante cose continuano ad andare avanti. Quindi, come fare? Come comportarsi?

La necessità e l’urgenza di aiutare. In tutti i sensi.
Economicamente, per aiutare il nostro sistema sanitario. I primi a muoversi “I Ferragnez” che sono riusciti a raccogliere tanto in poco tempo e a far partire la realizzazione di una nuova struttura.
Da lì, poi a catena, in tutta Italia.
Umanamente, donare il sangue perché ce n’è bisogno.

E ci sarebbe ancora tanto altro da vedere…
Ma vorrei concludere con lo spirito tipicamente italiano di reagire.

Lo stesso spirito che ho sottolineato anche in altre occasioni.
La voglia comunque di fare, di ridere, di prendersi in giro, di sdrammatizzare, di sentirsi comunque uniti anche da lontano, l’inventiva di approccio e tanto altro ancora.
Dai meme alle freddure, dalle dirette instagram alle videochiamate, dai flashmob sui balconi alle 100 cose da fare in quarantena.
#iorestoacasa

[P.s. = Ringrazio il genio creatore della vignetta su Conte.
L’ho trovata online e ne sono rimasta folgorata! 😎 ]

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