Il rispetto per chi lavora.

https://www.pexels.com/it-it/foto/fiori-bouquet-testo-lettere-4439414/

“Il titolo potrebbe sembrare solamente una frase affermativa che per molti ha un senso.
In realtà è piena e aperta polemica per chi, invece, questo rispetto non sa nemmeno dove sta di casa.

E so che, molti professionisti lottano ogni giorno contro questa mancanza di rispetto.
Perché c’è, è diffusa, è come l’erbaccia: puoi estirparla quanto vuoi, m
a lei ricrescerà.
E, per quanto uno sia preparato, farà male ogni volta come fosse la prima.

La mancanza di rispetto è nel non rispondere alle richieste, nel non collaborare, nell’assenteismo, nei tempi di consegna, nei tempi di pagamento, nei grazie non detti ai lavori extra pretesi, nel dire sì o no ad un preventivo, nel richiamare…”

Inizia così questa vecchia bozza di circa 3 anni fa…
Vedo che passa il tempo, ma i problemi restano gli stessi.
C’è ciclicità e ripetizione nelle cose, come in tutte le cose.

Ma cosa possiamo fare?

Cambiare! Non cambiare gli altri: è impossibile.
Cambiare noi, il nostro approccio, il nostro reagire.

Perché è più che giusto che il lavoro di ognuno venga riconosciuto, gratificato e pagato.

E il caro Monty, ha proprio ragione in questo:

… e non parliamo solo di prezzo, ma anche di giusti “paletti”.

Bisogna poter lavorare e lavorare bene. Per quanta passione uno possa metterci, di certo, non basta per riuscire a lavorare bene, ad organizzarsi, ad ascoltare, ad interpretare, ad essere empatici, a risolvere problemi… problemi su problemi.

Non facciamo né pronto soccorso, né pronto intervento o salvataggi in mare aperto.
L’urgenza è urgenza ogni tanto e in rari casi.

Se diventa “abitudine” abbiamo qualche problemino da risolvere.

Quindi?

  • Impariamo a darci il giusto valore e a pretendere che ci sia pagato il giusto
  • Impariamo a dire no quando non è più il caso di essere accondiscendenti, comprensivi e disponibili
  • Impariamo a chiudere se le richieste sono perennemente urgenze

… ma se siamo noi in torto?

Se fosse così, impariamo anche qui.

  • Impariamo a chiedere scusa se sbagliamo
  • Impariamo a prenderci la responsabilità dei nostri errori e a porre rimedio
  • Impariamo ad avere sempre pronto il piano B
    (-ndr-che non significa imparanoiarsi, ma allenare il nostro Problem Solving)

Concludendo

Solo l’esperienza ci può aiutare in questo. C’è poco da fare…

Si lavora, si cresce, si cade e ci si rialza.
L’importante è acquisire consapevolezza del proprio essere e delle proprie capacità, essere oggettivi nella valutazione delle situazioni, agire come un “buon padre di famiglia”.

Apri whatsapp
1
Bisogno di informazioni?
Ciao! Ho bisogno di avere alcune informazioni...